INTRODUZIONE

le ragioni di un viaggio

 

SASSEMA

E' un villaggio di capanne rotonde, costruite con mattoni di fango e tetto di paglia, sparse in una piana a circa 15 km . dalla cittadina di Tenkodogo, nella parte centrale del Burkina Faso, (Africa sub-sahariana).

Gli abitanti trascorrono la loro vita lottando quotidianamente contro le avverse condizioni climatiche tipiche di queste zone. Durante la stagione delle piogge i forti acquazzoni dilavano il terreno causandone l'erosione e l'impoverimento organico, trascinando via il già povero strato di humus superficiale, indispensabile per le coltivazioni del sorgo, del miglio e di qualche altro cereale ed ortaggio compatibile con queste latitudini, mentre per la rimanente parte dell'anno la totale assenza di acqua fa seccare tutto, rendendo il paesaggio di un uniforme colore marrone/giallastro.

Durante i lunghi mesi della stagione secca la vita diventa veramente dura: è difficile abbeverare gli animali, non c'è acqua per l'igiene personale e per gli altri usi quotidiani delle famiglie.

Le donne debbono fare tutti i giorni la fila all'unico pozzo e percorrere lunghi sentieri con pesanti contenitori trasportati in equilibrio sulla testa.

In queste situazioni tutto trascorre sempre uguale ed il passare dei millenni ha portato poche variazioni allo stile di vita di questa popolazione costretta ad impegnare tutte le proprie risorse quasi esclusivamente nella lotta quotidiana per la sopravvivenza.

In uno stato povero come il Burkina Faso, (quintultimo nella graduatoria dei paesi più poveri del mondo) gli interventi che possono migliorare le condizioni di vita della popolazione sono quasi esclusivamente affidati alla Cooperazione Internazionale che opera tramite Associazioni di volontariato le quali realizzano progetti mirati alla soluzione delle tematiche relative alla mancanza d'acqua , alla sanità, all'agricoltura , alla istruzione e così via.

 

IL VIAGGIO DI MIRCA

Il primo contatto col villaggio di Sassema avvenne nell'ambito dell'iniziativa “Scambiando si impara”, inerente la scuola, nel mese di marzo 2001.

La LVIA (Associazione Internazionale di Volontari Laici) aveva organizzato un viaggio di conoscenza e di scambio interculturale fra le scuole di Tenkodogo ed alcune scuole della provincia di Forlì-Cesena al quale partecipò un gruppo di insegnanti capeggiati da Mirca Aldini, Direttrice Didattica a Cesenatico, da molti anni impegnata nelle problematiche relative alla integrazione interculturale ed alla accoglienza degli immigrati nel nostro paese.

Al viaggio partecipò anche il marito Leonardo Zavalloni, insegnante di scuola media superiore con altre sei colleghe di scuola elementare e media.

A Tenkodogo furono accolti da Marina ed Andrea, una giovane coppia di volontari della LVIA, che, dopo i previsti incontri con gli insegnanti delle scuole locali, proposero di fare una visita al vicino villaggio di Sassema nel quale proprio in quel giorno si svolgeva una festa religiosa.

Il racconto delle emozioni di quella giornata è rimasto fissato nelle pagine del diario che Mirca compilava ogni sera durante il viaggio:

“ Marina ed Andrea nel pomeriggio ci hanno accompagnato nel villaggio del Nabà Robert, sperduto in una vasta piana sempre uguale. Per raggiungerlo abbiamo incontrato numerosi villaggi tutti uguali. Mi hanno ricordato i trulli. Ogni capanna tonda, unita alle altre da un muretto di cinta è infatti una stanza monouso e la casa è quindi composta da un recinto, interrotto dalle capanne, che consente riservatezza e protezione.

I tetti conici di paglia possono durare al massimo tre anni, poi vanno sostituiti.

I muri sono di mattoni di fango. E quando arriverà la stagione delle piogge? Si scioglieranno?

Emozioni, domande, dubbi sempre più insistenti.

Finalmente il villaggio

Non ci sono parole per comunicare l'intensità dell'incontro, l'accoglienza di questa gente semplice ma orgogliosa, felice oserei dire. Un'umanità incredibile.

Tutti si presentano per darci la mano: “salue!” “ça va?”

Centinaia di mani da stringere. Ci hanno accolto in pochi, ma in qualche minuto, richiamati da non so quale segnale misterioso, dai villaggi vicini sono arrivati cortei di bimbi e di anziani, di donne coloratissime nei loro vestiti della festa.

E' una festa mussulmana che ricorda il sacrificio di Abramo. Nelle case mussulmane oggi tutti “sgozzeranno” il montone.

Il villaggio è però cattolico. Una chiesa incredibilmente grande si staglia nello sfondo delle capanne. E' un contrasto strano.

Altra domanda: “ma questi missionari che hanno portato la nostra fede in queste lande animiste, sono da ammirare o da rimproverare?”

Non vedo infelicità negli occhi incredibilmente grandi dei bambini e delle donne. Vedo fierezza in quelli degli uomini vestiti nei modi più incredibili. colori, strappi, abbinamenti improbabili, ma tutto portato con dignità.

Chi sono gli infelici?

Noi che veniamo qui per ritrovare qualcosa che abbiamo smarrito nella fretta quotidiana, nella corsa impazzita ad accumulare.

E poi…

I tempi…, i ritmi…..”

   

 

“DOBBIAMO FARE QUALCHE COSA PER QUEI BAMBINI”

Mirca tornò in Italia veramente colpita dalla realtà trovata in Burkina e, da persona da sempre sensibile a quelle problematiche, cominciò a studiare e fare progetti sul come aiutare concretamente quelle popolazioni. Purtroppo una malattia incurabile si manifestò in tutta la sua gravità poco dopo il rientro in Italia e, a pochi mesi di distanza, nel dicembre del 2001, Mirca cessò la sua vita terrena senza poter fare nulla di quanto avrebbe desiderato realizzare.

Durante la malattia più volte aveva ripetuto una frase: “Dobbiamo fare qualche cosa per quei bambini”.

Quella frase fu per noi il suo testamento morale.

Decidemmo di impegnarci per fare qualche cosa di concreto e raccogliere fondi per realizzare uno dei progetti che la LVIA aveva in corso per il Burkina Faso.

Inizialmente pensammo ad un pozzo per l'acqua.

Già durante la celebrazione delle esequie annunciammo la volontà di dedicare le offerte che normalmente si fanno in queste occasioni alla costruzione di un'opera in Burkina in nome di Mirca e la risposta dei partecipanti fu talmente grande che decidemmo di provare ad interessare anche enti, scuole e associazioni di volontariato della zona per vedere se era possibile fare qualche cosa di più di un semplice pozzo.

Mirca era veramente una persona straordinaria ed il suo impegno era conosciuto da tanti, cosicché anche molte realtà istituzionali contribuirono con fondi che ci permisero di raggiungere alla fine una cifra consistente e sufficiente per partecipare al finanziamento di un progetto che la LVIA aveva in corso di realizzazione proprio nelle vicinanze del villaggio di Sassema: un Barrage.

 

IL BARRAGE

Un barrage è un invaso, un piccolo lago, realizzato mediante la costruzione di una diga in sassi e terra battuta che è messa a sbarramento di un avallamento naturale del terreno nel quale, durante la stagione delle piogge, si raccoglie l'acqua che altrimenti andrebbe dispersa.

Capeggiati dai volontari della LVIA, gli abitanti del villaggio si impegnarono nella costruzione. Uomini e donne trasportarono i sassi uno per uno a mano, cercando di terminare in tempo utile per l'inizio della stagione delle piogge per non disperdere nemmeno una goccia della preziosa acqua.

Nel mese di maggio 2002 l'opera era già terminata ed a settembre l'invaso era completamente pieno.

Ecco il testo della lettera che Andrea Trivero, il volontario LVIA che ha diretto i lavori, ci trasmise tramite e-mail il 15 maggio 2002:

 

“Carissimi tutti,

è con immenso piacere che vi scrivo queste brevi righe, semplicemente per mettervi al corrente che i lavori alla diga di Sassema sono praticamente terminati.

La stagione delle piogge è alle porte, anzi è già piovuto due volte e la gente nel villaggio ha iniziato i duri e faticosi lavori nei campi, alcuni hanno già cominciato a seminare il sorgo e il miglio, due alimenti base della loro alimentazione.

I macchinari affittati (camion, escavatore, grader, etc.) sono rientrati a Ouagadougou e restano gli ultimi e faticosi lavori di finizione ( posa delle pietre di protezione) che abbiamo già iniziato e termineremo con calma la prossima settimana.

Ieri sono stato a Sassema per seguire i lavori insieme all'amico Koro, impresario di Tenkodogo ( senza il suo contributo non sarei mai riuscito a portare a termine tale impresa) che praticamente gratuitamente a giorni alterni mi si avvicenda a Sassema per seguire i lavori della gente del villaggio. La pista che porta a Sassema era una pozzanghera unica per non parlare dei due bas fonds (avallamenti dove si coltiva il riso) divenuti due laghi e con qualche disavventura siamo arrivati finalmente al villaggio: all'entrata i bambini sorridenti ci inseguivano per urlarci che era pieno d'acqua….

In effetti arrivati alla diga abbiamo trovato almeno due metri d'acqua!

E un villaggio in festa.

Grazie ancora a voi tutti

Da parte del capo villaggio, Nabà Robert

Da parte dell'Imam Issaka

Della popolazione tutta di Sassema

E da parte mia, di Marina e di Noemi.

 

Spero che Mirca sia contenta di tutti noi

A presto

Andrea”

 

 

Seguiva, in allegato, il resoconto completo e dettagliato di tutte le spese sostenute giorno per giorno per un costo totale dell'opera di £. 23.977.774 (finanziati, oltre che dal nostro, anche da altri contributi ricevuti da LVIA).